Ad Blog: Allestire la scena ovvero abitare bene i luoghi dell'incontro col cibo.

Il ristorante non è solo un luogo in cui si mangia.

E’ il posto che scegliamo per un incontro di lavoro, per un appuntamento romantico o per una serata di gala, per festeggiare un amico o per consolarci da una delusione con un’ottima mangiata.

Il cibo naturalmente gioca un ruolo essenziale, prioritario, unico ma se l'ambiente – o, meglio, lo spazio – non crea e non comunica la giusta atmosfera o la sceneggiatura ideale cioè coerente con le aspettative attese – conscie ed inconscie - gli ospiti molto probabilmente conserveranno  il ricordo di un’esperienza non troppo riuscita e in alcuni casi decideranno istintivamente di non tornare più nel locale.

Quando si parla di cibo infatti è bene ricordare che non si parla solo di un prodotto, ma di una vera e propria esperienza in cui il servizio, l'ambientazione diventano elementi che influenzano l'apprezzamento della cucina molto spesso al pari della qualità stessa del prodotto.

Perché si è disposti a pagare dieci volte tanto il suo normale prezzo una tazza di caffè bevuta al Caffè Florian di Venezia ? E’ quello il caffè in assoluto più buono del mondo o è il luogo che contribuisce a generare un’esperienza così unica e fantastica? Che cosa viene considerato di reale valore per il cliente in quell’esperienza: il caffè o la scenografia? Probabilmente grazie alla scenografia un buon caffè diventerà un caffè memorabile !

Senza ricorrere a palcoscenici così esclusivi, basta pensare alla nostra esperienza quotidiana … una tavola ben apparecchiata, una luce giusta, assenza di rumore…sono tutti requisiti minimi che desideriamo e che cerchiamo di creare anche quando ci apprestiamo a cenare a casa nostra.

Ancora di più dunque se la nostra serata si svolge in un ristorante la nostra aspettativa è quella di essere coinvolti dal luogo dove si metterà in scena l’incontro col cibo.

Un coinvolgimento autentico con l’esperienza del cibo stesso. Se scegliamo un agriturismo dove assaporare una cucina casalinga in compagnia di amici festosi ci aspettiamo ed anzi desideriamo trovare una trattoria piena zeppa di tavolini, seggiole in paglia, tovaglie bianche e rosse, quadri alle pareti con foto di famiglia e accettiamo anche che la distanza tra i commensali sia ravvicinata quando non amichevolmente promiscua. Questa esperienza produce in noi, nel nostro umore, nella nostra psiche sensazioni di calore, allegria, gioia …emozioni molto diverse rispetto a quelle che ci ricompensano dopo una cena in un ristorante arredato in stile minimal, pochi tavoli essenziali, materiali freddi, luci basse e ad effetto dove degustare piatti ricercati o sushi e sashimi. Quest’ultima sarà un’esperienza più intima, raccolta, dove confidarci con un amico o dove conquistare un amore….ed allora il layout del ristorante sarò perfetto per favorire questi nostri sentimenti.

E fin qui tutto bene … capita però spesso che nel locale zen il menù proponga i piatti della nonna e che nella trattoria di campagna ci sia l’offerta di pesce crudo.

Un leggero effetto straniante prende allora il consumatore che vive a sua insaputa il risultato e le conseguenze di un progetto frutto di uno sforzo di sorprendere che nasconde una mancanza di emozioni vere da comunicare e una mancanza di autenticità.

L’allestimento della scenografia deve essere frutto di un pensiero che tiene conto dell’esperienza corporea ed emotiva di chi vivrà per poche ore in quegli spazi.

Ciascuno di noi sa riconoscere la sensazione di benessere o di malessere che si prova in certi ambienti, una reazione articolata e generata da piccoli ma importanti dettagli che registriamo in maniera più o meno conscia. Bastano una parete asimmetrica, un mobile troppo grosso, un tavolo al centro della stanza, l'orientamento o l'esposizione al sole di una parete, il fatto di avere un panorama o no davanti alle vetrate, di essere al piano terra, in una mansardina da cui si vede solo il cielo o in uno scantinato scarsamente illuminato piuttosto che in uno spazio ordinato, pulito e curato a plasmare il ricordo del nostro incontro col cibo.

Questo non significa certo ambire al “luogo ideale” - che non c’è - ma vuole essere stimolo per trattare e preparare gli ambienti del locale a seconda delle caratteristiche intrinseche dello spazio, a seconda dell’offerta eno-gastronomica ed assecondando la tipologia dei clienti.

Questo significa trasformare un buon servizio di ristorazione in un’esperienza memorabile, che coinvolga tutti i cinque sensi del commensale.

Perchè il ricordo di un piatto è anche il ricordo di un luogo.

E’ il racconto di una passione che parte dal piatto ma arriva al contesto : agli arredi, alle luci, ai profumi, ai suoni, ai materiali, ai colori, alle forme. Il progetto degli interni e l’ambientazione stessa fanno da cornice a cibo e cocktail, in un equilibrio di creatività differenti.

Pubblicato su QB_Quantobasta FVG_gusto e buongusto nell'euroregione_ottobre 2012

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