Ad scuola: Quando lo spazio insegna

L’apprendimento è parte fondamentale della vita di ognuno di noi e rappresenta un’esperienza pervasiva poiché si può imparare in qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento: mentre si lavora e si gioca, durante una semplice conversazione anche solo osservando l’ambiente intenti a passeggiare.

Esiste tuttavia un luogo consacrato per eccellenza all’apprendimento, la scuola, le cui caratteristiche fisico-spaziali possono indubbiamente svolgere un ruolo importante, se non addirittura fondamentale, nell’influenzare la futura evoluzione psichica e comportamentale dei bambini.

Illuminazione, organizzazione dello spazio, materiali e colori si ritrovano ad essere componenti imprescindibili nella progettazione dei luoghi  preposti all’apprendimento e alla concentrazione.

Un esempio interessante cha ha saputo far interagire architettura, design e pedagogia ludica è la scuola di recente costruzione (inaugurata nel gennaio 2011) realizzata a Predoi dallo studio di architettura Stifter+Bachmann,: un progetto che è riuscito  a dar forma in maniera magistrale agli spazi deputati ad accogliere e stimolare l’intelletto dei bambini.

Un edificio risalente agli anni 70, ritenuto dall’Amministrazione oramai obsoleto, non più in grado di corrispondere alle esigenze di una scuola moderna, viene demolito e sostituito da uno nuovo che ospita all’interno dei due piani fuori terra la scuola materna, la biblioteca comunale e la mensa dell’adiacente scuola elementare.

Il complesso ubicato nel centro del paese montano, in vicinanza della scuola elementare e della piazza principale, interagisce alla perfezione con il contesto ambientale e architettonico circostante caratterizzato da costruzioni residenziali sia attraverso la configurazione del volume stesso sia per la scelta dei materiali impiegati per la sua realizzazione.

Soleggiamento ed illuminazione naturale sono stati gli elementi principi che hanno fatto da guida alla progettazione. La ricerca di qualità e sensibilità sia per gli spazi esterni che per quelli coperti e la cercata relazione visiva con le preesistenze hanno invece determinato la forma irregolare della planimetria e della facciata monolitica contrassegnata da intagli nella volumetria.

Prendono posto al piano terra oltre alla zona d’ingresso multifunzionale, che si presta ad ospitare attività culturali quali conferenze, laboratori e letture ma anche a diventare mensa per l’adiacente scuola elementare, la biblioteca comunale e la mensa. Gli ambienti del piano superiore sono destinati esclusivamente alla scuola materna e si raggiungono salendo una scala ad unica rampa che offre traguardi visivi inaspettati attraverso le aperture nelle pareti.

Lo spazio della scuola materna è pensato come un unico ambiente costituito da vani aperti, trasparenti e realizzati in maniera fluida, con doppie altezze che permettono la relazione visiva tra i livelli, lasciato volutamente vuoto in modo che i bambini possano trovare in autonomia un modo per relazionarsi all’ambiente e giocare liberamente. L’illuminazione naturale è qui vissuta come stimolo alla fantasia: si passa infatti da ambienti ampi ad esclusiva illuminazione naturale ad ambienti più intimi con luci puntuali.

I colori neutri e caldi dei materiali impiegati , intonaco bianco per le pareti e legno chiaro per le superfici dei pavimenti e degli arredi rappresentano la base ideale a cui accostare i colori dei tappeti, dei giochi e dei libri.

Il tetto a due falde con il suo intradosso in legno fa da copertura ad una serie di piccoli spazi sospesi sotto lo stesso dove poter giocare, leggere e rintanarsi; le finestre dal basso parapetto sembrano invitare i piccoli fruitori a sedersi per giocare.

L’ambiente ludico si completa esternamente nell’area dedicata al gioco all’aperto e alle esplorazioni sotto lo sguardo vigile delle facciate dell’edificio in cui sono disposte liberamente finestre in legno di diverse misure che fuoriescono leggermente dalla facciata intonacata a suggerire un gioco di pieni e di vuoti.

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Pubblicato su www.misurafamiglia.it _ ottobre 2012

Foto: Lukas  Schaller

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