Una riflessione sui luoghi abitati dai bambini

 

L’abitare un luogo bello e curato viene percepito dalla pedagogia come condizione di benessere fisico e psicologico perciò come un diritto delle persone in generale e ancora più dei bambini, di tutti i bambini.

La cura nel pensare e progettare gli ambienti e quella che si ha nell’abitarli deriva e corrisponde all’immagine di bambino che è alla base della filosofia educativa alla quale si fa riferimento, ed occorre valutare quanto, nella quotidianità, un ambiente permetta o vieti, quanto possa sollecitare o censurare, quanto educhi gli sguardi, le esplorazioni, le sensibilità. Lo spazio, gli arredi, non devono essere semplicemente sfondo ma importanti protagonisti: organizzare uno spazio significa organizzare una metafora della conoscenza, della nostra immagine, di come si conosce e si apprende.

Avevamo in mente queste parole tratte liberamente da una pubblicazione di Reggio Children, centro di eccellenza per gli studi sull’infanzia, quando siamo andate qualche giorno fa a visitare una scuola primaria della nostra città – Udine – recentemente ristrutturata. Purtroppo si e’ rivelata una visita demoralizzante! La scuola – certamente dotata di tutti i comfort e attenta alle normative piu’ recenti – assomigliava tanto ad un triste ospedale.

Colori deprimenti ( giallino, verdino, azzurrino…), materiali freddi, arredi seriali e senza personalità. Aule indifferenziate, luci respingenti ; tetti verdi che però i bambini non potranno calpestare né coltivare; tecnologie moderne ma una sensazione di mancanza di calore, di senso dell’accoglienza… in sintesi un’assenza di felicità nell’attraversare quegli spazi.

La scuola oggi soffre di molti mali. Perdere le occasioni per dare un valore aggiunto di creatività e sperimentazione nelle nuove scuole è un’occasione persa.
La scuola va oggi costruita in maniera diversa perché i suoi luoghi odierni non possono contenere l’innovazione. Si impone una progettazione nuova, con capacità di fruizione diversa e spazi differenti.

Perché una scuola che disattende un prerogativa funzionale ed estetica non può pretendere di insegnare agli allievi a vivere meglio. Avete mai visto un giocattolo bianco? Impossibile. Non ci sono giocattoli bianchi. Ma da noi si fanno scuole bianche, asettiche, fredde, distanti.

La luce che accompagna, il colore che evidenzia, gli spazi che ci fanno pensare … tutto questo viene trascurato, dimenticato da chi decide come deve essere una scuola.

Perché oggi alla costruzione scolastica si chiede semplicemente una risposta economica e l’architettura di qualità, capace di donare un’emozione, è vista come un aspetto superfluo? Insegnare la consapevolezza dell’abitare all’interno della scuola è un argomento tabù e sembra che si faccia di tutto per impedire che i bambini siano i protagonisti dei loro luoghi.

Ogni tentativo sembra essere lasciato a chi, in maniera gratuita e animato solo dal desiderio di generare consapevolezza su questi aspetti, si impegna per far capire che esistono altre possibilità, soluzioni, modi di vivere gli spazi abitati dai nostri figli per così tante ore al giorno. Da parte nostra abbiamo ideato un laboratorio di architettura partecipata, significativamente ribattezzato LA SCUOLA CHE VORREI ( attivo al momento in due scuole primarie della città di Udine ) per rileggere lo spazio attuale secondo la percezione dei bambini, accogliere e rappresentare i suggerimenti degli alunni e maestri, immaginare uno spazio nuovo che risponda alle cambiate esigenze di formazione, relazione e socialità.

L’obiettivo è quello di stimolare e promuovere idee, suggerimenti, pensieri per migliorare la vita scolastica , per diversificare i luoghi a seconda delle diverse attività, per aumentare il sentimento di familiarità ed appartenenza alla comunità di persone che si incontrano ogni giorno nei locali scolastici.

Il tutto rispettando la sicurezza degli ambienti, basandosi sui bisogni reali della struttura e intervenendo guidati da precisi criteri di progettazione appositamente elaborati per ambienti educativi.

L'articolo è stato pubblicato a gennaio sul portale www.misurafamiglia.it

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